San Biagio
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S. Biagio è il Santo Patrono del nostro paese, in Suo onore si organizzano due feste durante l'anno: quella ufficiale, il 3 febbraio, e una in estate nell'ultima settimana di luglio. Anche nell'archivio della parrocchia di Corsano non mancano testimonianze di miracoli per intercessione del Santo. Il miracolo di Giacomo Venuti di Matino Dall'archivio della chiesa di S. Sofia, don Leonardo Griso de Conte 'Arciprete', scrive: "Nell'anno 1708, addì 12 aprile, Giacomo Venuti di Matino, accusato in Corsano e caminante in detto loco fu assalito dal male della gola, e fu con molti rimedi aggiustato dai medici, e non giovandole nessun rimedio umano alla morte, ed essendosi dati i Santissimi Sacramenti, si vedeva di punto in punto vicino alla detta morte, ed io avendolo eccezionalmente mostrata la Santa reliquia del glorioso S. Biagio nostro protettore, appena l'infermo Giacomo baciatola, e toccandolo con quello alla gola subito fu sano e salvo". Il miracolo del bambino Ad annotare l'evento è l'arciprete di Corsano don Ernesto Valiani, testimone diretto dell'accaduto. Nell'anno 1953, un bambino di 5 o 6 anni, figlio unico di P.G., brigadiere della G. di F., si ammalò di una grave malattia alla gola. Le condizioni di salute diventarono talmente precarie da indurre il medico curante dott. L.P. a disperare della vita del bambino. Questa grave situazione si protrasse per alcuni giorni, tanto che il medico curante, la sera del 2 febbraio di quell'anno si recò in casa del malato per comunicare ai genitori che malgrado i suoi tentativi non poteva fare più nulla per strapparlo alla morte. Il brigadiere e la moglie non si persero d'animo e decisero di rivolgersi al parroco don Ernesto Valiani, perché lasciasse la reliquia di S. Biagio in casa loro per tutta la notte, sperando in una grazia del Santo. Il prete acconsentì alla loro richiesta e ciononostante la mattina successiva il bambino versava nelle medesime condizioni. La reliquia fu riportata in chiesa perché serviva per la processione che si sarebbe svolta al seguito della statua del Santo portato per le vie del paese. Quando la processione transitò per via Fiume, dove abitava lo sfortunato ragazzo, i genitori si affacciarono al balcone e rinnovarono con preghiere la richiesta della grazia per il figlio a loro tanto caro. Terminata la processione il parroco volle visitare l'ammalato per sincerarsi delle sue condizioni e con grande stupore, ma con immensa gioia, notò il ragazzo seduto sul letto e intento a sorbire una tazza di brodo caldo.
Quel bambino, scampato da morte sicura è oggi un uomo felicemente sposato che testimonia ogni anno la sua devozione e quella dei genitori scomparsi con la celebrazione di una messa in onore di S. Biagio.U 'nuciaddrhàru Il miracolo in questione riguarda un "nuciaddàru" (venditore di noccioline) che aveva la sua bancarella nelle vicinanze della chiesa di S. Sofia, punto in cui nel passato si componeva la processione. Nell'ora prefissata di pomeriggio, questi notò con stupore la chiesa e la piazza attigua gremite di gente. Lo stupore si trasformò in meraviglia allorchè si accorse che la statua raffigurante S. Biagio era di piccole proporzioni (un mezzo busto) e con sdegno esclamò: "Na festa tantu ranne, per na muzzetta de chiri" (Una festa tanto grande, per un mezzo busto di quelli).
Tutto finì lì. La processione e la festa ebbero il loro svolgimento tradizionale. La sera il venditore, come gli altri, fece ritorno al suo paese, ma entrato in casa sentì all'improvviso una stretta alla gola che gli toglieva il respiro. Preoccupato e impaurito lo sfortunato "nuciaddrharu" con il poco fiato che gli usciva cominciò a gridare. Con incredulità e stupore sentì risuonare nella stanza una voce che diceva: "Jeu suntu chira muzzetta ca hai vistu osci a Cursanu" (Io sono quel mezzo busto che oggi hai visto a Corsano). Subito capì, e cosciente delle parole sacrileghe pronunciate a Corsano nei confronti del Santo, si mise a pregare e cercare perdono, promettendo a S. Biagio eterna devozione.La focareddrha Non molti anni fa, quando ancora il falò nella vigilia della festa di S. Biagio era una usanza radicata e importante, accadde un evento miracoloso. Una corsanese, particolarmente devota a S. Biagio, volendo onorarlo, si recò in un fondo (masseria Daniele), dove da poco avevano mondato, e con l'aiuto di altri amici rubò una buona quantità di fascine e le portò nel posto prefissato per la "focaredda a Santu Biasi" (per il falò di S. Biagio). Quando il proprietario del fondo si accorse del furto, pensò subito che a compierlo fosse stato qualche corsanese, dacché proprio in quei giorni il paese era in subbuglio per la preparazione del falò. Venne da Gagliano a Corsano, si recò sul posto e avendo trovato la sua legna, volle portarla via. Ma molti, compresa la donna di Corsano, decisamente non vollero; intervenne la forza pubblica e il forestiero ebbe giustizia. La donna venne arrestata ed il proprietario ebbe il permesso di portare via la legna. Questi durante il ritorno a Gagliano con il carretto pieno di legna, passò vicino alla cappella di S. Biagio dove, quasi a farlo apposta, gli si fermò il cavallo, quasi fosse diventato una statua. Vani furono gli sforzi per farlo camminare, tanto che il proprietario decise di scaricare un po' di legna, nell'ipotesi che questa fosse di troppo, ma non servì a niente. Un giovane di Corsano, che aveva seguito tutta la storia, dall'arrivo del forestiero fino al suo ritorno, pensò e convinse il proprietario della legna che forse il motivo per cui il cavallo non camminava, era perché la legna doveva ardere alla "focareddrha" in onore del Santo. Venne riportata tutta la legna al falò, e stranamente, il cavallo riprese a camminare. Così il forestiero capì che il tutto era accaduto per volontà del Santo e da quell'anno, finché fu in vita, era solito portare legna per la "focareddrha a Santu Biasi".
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